Sotto al paese, a valle della Fonte della Librice, ci sono le Cannavine. C’è chi dice che il nome derivi dalla presenza spontanea della canna comune, e chi dalla coltivazione della canapa che si faceva storicamente nella zona. In ogni caso, grazie alla presenza di numerose sorgenti le Cannavine sono da tempo immemore il luogo prediletto di Gagliano per fare l’orto. Da Fonte della Librice, un sistema di chiuse e canali permetteva all’acqua di irrigare a caduta tutti i campi sottostanti. La ricchezza d’acqua e il pendio favorevole erano una fortuna per il paese, perché tante famiglie potevano sostenersi facendo l’orto, in alcuni casi andando a vendere gli ortaggi ai mercati dei paesi vicini.
Il lento spopolamento del paese negli ultimi sessant’anni ha trasformato il territorio attorno al paese tanto quanto il tessuto sociale e urbano. Il bosco ha richiuso i pascoli a monte e ormai lambisce il paese. Lo stesso è avvenuto con alcuni dei campi di seminativo e le interpoderali che li connettevano l’uno all’altro a valle. Alcune sorgenti, non manutenute, si sono seccate o sono in grave stato di deterioramento. Anche le Cannavine, un “paradiso” nelle memorie dei paesani, hanno sofferto una sorte simile. A fianco di orti ancora coltivati, ve ne sono oggi altrettanti abbandonati, dove il rovo sta facendo da apri pista al bosco.

Coltivare un orto e’ tanto lavoro ma è anche un privilegio in termini di apprendimento e contatto con la terra che tanti che vivono in aree urbane non hanno. E’ anche e soprattutto un’opportunità di auto sostentamento: coltivare e preservare il proprio cibo senza l’uso di prodotti dannosi alla salute aiuta il benessere fisico ma anche il portafoglio! Dopo aver ricevuto il beneplacito dei proprietari o ex usufruitori della terra, ci siamo dedicati negli anni e con l’aiuto fondamentale dei nostri vicini di orto alla pulizia e alla rimessa a coltura di una zona delle Cannavine in stato di abbandono. Qui oggi ci sono due nuovi orti recuperati, che sono spazio di sperimentazione di tecniche agricole e fonte di sussistenza per alcuni nuovi abitanti del paese. Sono orti sociali nel senso che condividono tra di loro mezzi di produzione, conoscenza, e una mano reciproca alla bisogna.


Oggi in uno dei due campi giu’ alle Cannavine c’è anche il vivaio di alberi di melo, e un campetto sperimentale dedicato alla riproduzione di seme di 2 popolazioni evolutive di grano e della varieta’ di grano saragolla, di potenziale interesse per una produzione di piu’ larga scala in questo territorio. Abbiamo anche un altro piccolo vivaio di alberi alla foresteria (fichi, meli, mandorli e noci) e di piante aromatiche che abbiamo finora donato a privati o alla collettivita’ riqualificando e piantumando aiuole pubbliche in giro per il paese. L’idea e’ di avere una collezione di piante madri da cui continuare a propagare nuove piantine per nuove aiuole!

Non e’ tutto rose e fiori pero’.. Nelle nostre attivita’ alle Cannavine ci siamo confrontati con un po’ di difficolta’, la principale e’ di sicuro stata la presenza massiccia di animali selvatici. Istrici, tassi, cinghiali, cervi ci fanno visita regolarmente all’orto. Adesso i danni sono troppi e siamo costretti ad attrezzarci per fare un recinto.. Se fare un recinto per un orto e’ oneroso ma e’ fattibile, per chi campa di agricoltura e ha gli ettari a seminativo e’ pressoché impossibile. Qui da noi e’ un tema caldissimo quello degli animali selvatici. L’immaginario della natura “incontaminata”, del paradiso di bambi, caro all’escursionista del fine settimana da una parte. Dall’altra, le difficoltà degli abitanti che con il territorio hanno un rapporto storico, diretto e quotidiano, e la cui sussistenza e’ messa a dura prova dallo squilibrio generato dalla moltiplicazione incontrollata di cinghiali e cervi.

Un mischione confuso di politiche decise dall’alto cambia ogni tanto le regole del gioco e in poco tempo trasforma il territorio: che tipo di agricoltura o di allevamento ricevera’ le sovvenzioni? E’ permesso o meno fare abbattimenti controllati della fauna selvatica? Che forma di sviluppo turistico e imprenditoriale sara’ finanziato? Domande a cui spesso e volentieri non si risponde coinvolgendo le comunità ne facendo un’opportuna progettazione integrata dei vari aspetti che determinano il territorio. Si perde la possibilita’ di riflettere insieme sulle necessita’ che abbiamo e di provare a rispondere in modo innovativo alle criticita’ che dobbiamo affrontare. Un lavoro complesso, al quale vogliamo provare a dare un contributo più strutturale un giorno. Intanto, nel nostro piccolo, continuiamo a seminare, riprodurre piante e alberi, per nuovi orti e nuove aiuole.
