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Mele

·581 parole·3 minuti

Il primo progetto di Melemarze è iniziato con le mele marce. I meli della Valle Subequana raccontano la storia profonda di questo territorio. Molti sono alberi grandi e vecchi, spesso abbandonati, riconoscibili dai rami secchi o non potati, dai rovi che si arrampicano tra i tronchi e dalla vegetazione incolta che li circonda. Un tempo queste terre erano ampiamente coltivate, le persone piantavano alberi da frutto e se ne prendevano cura. Oggi, dopo decenni di spopolamento e abbandono, molti di questi alberi non producono più frutti. Altri, fortunatamente, continuano a farlo e, per alcuni di noi, forniscono abbastanza mele da durare per tutto l’inverno.

Siamo grati a chi ha piantato questi alberi che ancora oggi ci sostengono, ma sappiamo che questi doni non dureranno per sempre. Se vogliamo che questo paesaggio rimanga abitabile per noi e per le generazioni future, dobbiamo assicurarci che la vita qui sia possibile. Piantare nuovi alberi da frutto è una piccola ma importante parte di questo lavoro.

Durante il primo incontro dei membri fondatori di Melemarze, nell’autunno del 2022, abbiamo raccolto mele cadute e marce da diversi alberi della zona. Le abbiamo schiacciate fino a ottenere una polpa e le abbiamo lasciate fermentare.

Successivamente abbiamo sparso la polpa e i semi, insieme ad alcune mandorle, in una aiuola rialzata, coprendoli con la terra. La primavera successiva sono spuntate centinaia di piantine, ognuna con un fusto sottile come uno spaghetto. Un anno dopo, abbiamo donato circa cinquanta mandorli affinché queste piante dalle radici forti e fittonanti e dalla crescita rapida potessero essere piantate quanto prima. Le giovani piantine di melo sono invece state trapiantate in aiuole temporanee con più spazio per crescere.

Tre anni dopo, i giovani meli hanno ormai un tronco spesso più o meno un centimetro e sono pronti per essere innestati. Li innesteremo con varietà locali, ma anche con alcune varietà non autoctone che pensiamo possano adattarsi bene a questo territorio con il cambiamento del clima. Probabilmente passerà ancora uno o due anni prima che gli alberi vengano piantati nella loro posizione definitiva, e diversi altri prima di vedere i primi frutti.

Questo progetto dei meli ci ricorda che migliorare l’abitabilità di un territorio come questo richiede pazienza. I risultati di un lavoro simile non sono immediati. Progetti come questo dipendono da anni di attenta osservazione del paesaggio (quali alberi crescono bene qui? quali non producono più e perché? dove potremmo piantare un nuovo frutteto?), così come dallo sviluppo graduale delle relazioni umane (quali varietà di mele sono apprezzate dalle persone del posto? quali ricette esistono? chi ha esperienza nella coltivazione dei meli e quali difficoltà incontra? come possiamo costruire un’infrastruttura per supportare la produzione e trasformazione delle mele?).

Eppure la motivazione per portare avanti il progetto è semplice: basta immaginare un futuro pieno di torte di mele, mele al forno, succo di mela e sidro!

Questo progetto riflette anche l’approccio più ampio della nostra associazione ed è all’origine del suo nome, Melemarze. Partiamo dalle risorse già presenti in un luogo, in questo caso le mele marce, le mele cadute dagli alberi antichi del territorio, e le utilizziamo come punto di partenza per creare qualcosa di nuovo. Su queste radici innestiamo una marza: un nuovo ramo che porta con sé energia, conoscenze e prospettive nuove. Il risultato è un albero che appartiene allo stesso tempo al passato e al presente: un portainnesto plasmato da decenni di vita in questo paesaggio unito a una nuova varietà che risponde alle condizioni fisiche e sociali di oggi.