[{"content":" Chi siamo # Melemarze ETS è un\u0026rsquo;organizzazione non profit fondata nel 2024 a Gagliano Aterno (AQ), un piccolo paese situato in un\u0026rsquo;area rurale in spopolamento dell\u0026rsquo;Appennino Abruzzese. L\u0026rsquo;organizzazione ha l\u0026rsquo;obiettivo di sostenere l\u0026rsquo;abitabilità a lungo termine e la coesione sociale nei territori marginali attraverso approcci rigenerativi che partono dal basso e che affrontano bisogni primari quali l\u0026rsquo;abitare, l\u0026rsquo;alimentazione, le relazioni, la sostenibilità economica e il generale benessere dell\u0026rsquo;ambiente che abitiamo.\nMelemarze opera all\u0026rsquo;intersezione tra educazione non formale, rafforzamento della comunità e sostenibilità ecologica, con competenze specifiche in bioedilizia, sovranità alimentare, rigenerazione della terra, processi partecipativi e facilitazione di gruppo. Le sue attività sono fortemente radicate nel contesto locale, pur essendo connesse a reti nazionali e a collaborazioni europee emergenti.\nStatuto # Trovate lo statuto dell\u0026rsquo;associazione, firmato in data 09/05/2024, cliccando QUI.\nContatti # Scrivici per informazioni, richieste o proposte: ti risponderemo il prima possibile.\nNon compilare questo campo se sei umano: Nome Email Telefono Messaggio Invia ","date":"11 agosto 2026","externalUrl":null,"permalink":"/about/","section":"Chi siamo","summary":"","title":"Chi siamo","type":"about"},{"content":"","date":"11 agosto 2026","externalUrl":null,"permalink":"/","section":"Melemarze","summary":"","title":"Melemarze","type":"page"},{"content":"Sotto al paese, a valle della Fonte della Librice, ci sono le Cannavine. C\u0026rsquo;è chi dice che il nome derivi dalla presenza spontanea della canna comune, e chi dalla coltivazione della canapa che si faceva storicamente nella zona. In ogni caso, grazie alla presenza di numerose sorgenti le Cannavine sono da tempo immemore il luogo prediletto di Gagliano per fare l’orto. Da Fonte della Librice, un sistema di chiuse e canali permetteva all’acqua di irrigare a caduta tutti i campi sottostanti. La ricchezza d’acqua e il pendio favorevole erano una fortuna per il paese, perché tante famiglie potevano sostenersi facendo l’orto, in alcuni casi andando a vendere gli ortaggi ai mercati dei paesi vicini.\nIl lento spopolamento del paese negli ultimi sessant\u0026rsquo;anni ha trasformato il territorio attorno al paese tanto quanto il tessuto sociale e urbano. Il bosco ha richiuso i pascoli a monte e ormai lambisce il paese. Lo stesso è avvenuto con alcuni dei campi di seminativo e le interpoderali che li connettevano l’uno all’altro a valle. Alcune sorgenti, non manutenute, si sono seccate o sono in grave stato di deterioramento. Anche le Cannavine, un “paradiso” nelle memorie dei paesani, hanno sofferto una sorte simile. A fianco di orti ancora coltivati, ve ne sono oggi altrettanti abbandonati, dove il rovo sta facendo da apri pista al bosco. Coltivare un orto e’ tanto lavoro ma è anche un privilegio in termini di apprendimento e contatto con la terra che tanti che vivono in aree urbane non hanno. E’ anche e soprattutto un\u0026rsquo;opportunità di auto sostentamento: coltivare e preservare il proprio cibo senza l’uso di prodotti dannosi alla salute aiuta il benessere fisico ma anche il portafoglio! Dopo aver ricevuto il beneplacito dei proprietari o ex usufruitori della terra, ci siamo dedicati negli anni e con l’aiuto fondamentale dei nostri vicini di orto alla pulizia e alla rimessa a coltura di una zona delle Cannavine in stato di abbandono. Qui oggi ci sono due nuovi orti recuperati, che sono spazio di sperimentazione di tecniche agricole e fonte di sussistenza per alcuni nuovi abitanti del paese. Sono orti sociali nel senso che condividono tra di loro mezzi di produzione, conoscenza, e una mano reciproca alla bisogna.\nOggi in uno dei due campi giu’ alle Cannavine c\u0026rsquo;è anche il vivaio di alberi di melo, e un campetto sperimentale dedicato alla riproduzione di seme di 2 popolazioni evolutive di grano e della varieta’ di grano saragolla, di potenziale interesse per una produzione di piu’ larga scala in questo territorio. Abbiamo anche un altro piccolo vivaio di alberi alla foresteria (fichi, meli, mandorli e noci) e di piante aromatiche che abbiamo finora donato a privati o alla collettivita’ riqualificando e piantumando aiuole pubbliche in giro per il paese. L’idea e’ di avere una collezione di piante madri da cui continuare a propagare nuove piantine per nuove aiuole!\nNon e’ tutto rose e fiori pero’.. Nelle nostre attivita’ alle Cannavine ci siamo confrontati con un po’ di difficolta’, la principale e’ di sicuro stata la presenza massiccia di animali selvatici. Istrici, tassi, cinghiali, cervi ci fanno visita regolarmente all’orto. Adesso i danni sono troppi e siamo costretti ad attrezzarci per fare un recinto.. Se fare un recinto per un orto e’ oneroso ma e’ fattibile, per chi campa di agricoltura e ha gli ettari a seminativo e’ pressoché impossibile. Qui da noi e’ un tema caldissimo quello degli animali selvatici. L’immaginario della natura “incontaminata”, del paradiso di bambi, caro all\u0026rsquo;escursionista del fine settimana da una parte. Dall’altra, le difficoltà degli abitanti che con il territorio hanno un rapporto storico, diretto e quotidiano, e la cui sussistenza e’ messa a dura prova dallo squilibrio generato dalla moltiplicazione incontrollata di cinghiali e cervi. Un mischione confuso di politiche decise dall’alto cambia ogni tanto le regole del gioco e in poco tempo trasforma il territorio: che tipo di agricoltura o di allevamento ricevera’ le sovvenzioni? E’ permesso o meno fare abbattimenti controllati della fauna selvatica? Che forma di sviluppo turistico e imprenditoriale sara’ finanziato? Domande a cui spesso e volentieri non si risponde coinvolgendo le comunità ne facendo un’opportuna progettazione integrata dei vari aspetti che determinano il territorio. Si perde la possibilita’ di riflettere insieme sulle necessita’ che abbiamo e di provare a rispondere in modo innovativo alle criticita’ che dobbiamo affrontare. Un lavoro complesso, al quale vogliamo provare a dare un contributo più strutturale un giorno. Intanto, nel nostro piccolo, continuiamo a seminare, riprodurre piante e alberi, per nuovi orti e nuove aiuole.\n","date":"10 agosto 2026","externalUrl":null,"permalink":"/projects/orti-vivai-aiuole/","section":"Progetti","summary":"","title":"Orti, Vivai, Aiuole","type":"projects"},{"content":"","date":"10 agosto 2026","externalUrl":null,"permalink":"/projects/","section":"Progetti","summary":"","title":"Progetti","type":"projects"},{"content":"Gagliano Aterno è un piccolo paese di montagna ancora impegnato nel processo di ripresa successivo al terremoto dell’Aquila del 2009, che ha danneggiato gran parte delle infrastrutture fisiche e ha aggravato una tendenza allo spopolamento già in atto da decenni. Di conseguenza, l’accesso a spazi per l’abitare, la socialità, l’artigianato e la cultura rimane fortemente limitato. In questo contesto, gli edifici pubblici inutilizzati rappresentano una risorsa fondamentale per la comunità e un’opportunità per accogliere nuove presenze, sostenere forme di residenzialità stabile e favorire progettualità di valore collettivo.\nMelemarze ha gestito la fase di transizione e ha proposto il processo partecipativo che ha portato alla fondazione della Foresteria Bene Comune, una foresteria di proprietà pubblica, senza scopo di lucro e a gestione collettiva. Un tempo edificio inutilizzato, la foresteria è stata recuperata e arredata per offrire un’ospitalità a offerta libera. Al suo interno si trovano anche tre cantine che vengono utilizzate come spazi aggiuntivi per l’aggregazione e per iniziative della comunità. Definita come bene comune, una risorsa condivisa orientata al benessere collettivo, la foresteria ospita esclusivamente persone e progetti che contribuiscono direttamente alla vita fisica e culturale del territorio. Dalla sua apertura ha accolto artigiani, ricercatori, artisti, professionisti e nuovi abitanti che hanno sviluppato iniziative in linea con i bisogni del territorio e con i valori condivisi.\nLo spazio è curato e gestito dall’Assemblea della Foresteria Bene Comune, di cui facciamo parte insieme al Comune di Gagliano Aterno, le altre associazioni, e i singoli cittadini firmatari del Patto di Collaborazione che definisce i valori e gli obiettivi di questo progetto.\nTrovate il Patto di Collaborazione, firmato in data 15/06/2026, cliccando QUI.\n","date":"15 marzo 2026","externalUrl":null,"permalink":"/projects/foresterie/","section":"Progetti","summary":"","title":"Foresteria","type":"projects"},{"content":"Il primo progetto di Melemarze è iniziato con le mele marce. I meli della Valle Subequana raccontano la storia profonda di questo territorio. Molti sono alberi grandi e vecchi, spesso abbandonati, riconoscibili dai rami secchi o non potati, dai rovi che si arrampicano tra i tronchi e dalla vegetazione incolta che li circonda. Un tempo queste terre erano ampiamente coltivate, le persone piantavano alberi da frutto e se ne prendevano cura. Oggi, dopo decenni di spopolamento e abbandono, molti di questi alberi non producono più frutti. Altri, fortunatamente, continuano a farlo e, per alcuni di noi, forniscono abbastanza mele da durare per tutto l’inverno.\nSiamo grati a chi ha piantato questi alberi che ancora oggi ci sostengono, ma sappiamo che questi doni non dureranno per sempre. Se vogliamo che questo paesaggio rimanga abitabile per noi e per le generazioni future, dobbiamo assicurarci che la vita qui sia possibile. Piantare nuovi alberi da frutto è una piccola ma importante parte di questo lavoro.\nDurante il primo incontro dei membri fondatori di Melemarze, nell’autunno del 2022, abbiamo raccolto mele cadute e marce da diversi alberi della zona. Le abbiamo schiacciate fino a ottenere una polpa e le abbiamo lasciate fermentare.\nSuccessivamente abbiamo sparso la polpa e i semi, insieme ad alcune mandorle, in una aiuola rialzata, coprendoli con la terra. La primavera successiva sono spuntate centinaia di piantine, ognuna con un fusto sottile come uno spaghetto. Un anno dopo, abbiamo donato circa cinquanta mandorli affinché queste piante dalle radici forti e fittonanti e dalla crescita rapida potessero essere piantate quanto prima. Le giovani piantine di melo sono invece state trapiantate in aiuole temporanee con più spazio per crescere.\nTre anni dopo, i giovani meli hanno ormai un tronco spesso più o meno un centimetro e sono pronti per essere innestati. Li innesteremo con varietà locali, ma anche con alcune varietà non autoctone che pensiamo possano adattarsi bene a questo territorio con il cambiamento del clima. Probabilmente passerà ancora uno o due anni prima che gli alberi vengano piantati nella loro posizione definitiva, e diversi altri prima di vedere i primi frutti.\nQuesto progetto dei meli ci ricorda che migliorare l’abitabilità di un territorio come questo richiede pazienza. I risultati di un lavoro simile non sono immediati. Progetti come questo dipendono da anni di attenta osservazione del paesaggio (quali alberi crescono bene qui? quali non producono più e perché? dove potremmo piantare un nuovo frutteto?), così come dallo sviluppo graduale delle relazioni umane (quali varietà di mele sono apprezzate dalle persone del posto? quali ricette esistono? chi ha esperienza nella coltivazione dei meli e quali difficoltà incontra? come possiamo costruire un’infrastruttura per supportare la produzione e trasformazione delle mele?).\nEppure la motivazione per portare avanti il progetto è semplice: basta immaginare un futuro pieno di torte di mele, mele al forno, succo di mela e sidro!\nQuesto progetto riflette anche l’approccio più ampio della nostra associazione ed è all’origine del suo nome, Melemarze. Partiamo dalle risorse già presenti in un luogo, in questo caso le mele marce, le mele cadute dagli alberi antichi del territorio, e le utilizziamo come punto di partenza per creare qualcosa di nuovo. Su queste radici innestiamo una marza: un nuovo ramo che porta con sé energia, conoscenze e prospettive nuove. Il risultato è un albero che appartiene allo stesso tempo al passato e al presente: un portainnesto plasmato da decenni di vita in questo paesaggio unito a una nuova varietà che risponde alle condizioni fisiche e sociali di oggi.\n","date":"15 marzo 2026","externalUrl":null,"permalink":"/projects/mele/","section":"Progetti","summary":"","title":"Mele","type":"projects"},{"content":"Ad oggi, Agosto 2026, la maggior parte dei soci di Melemarze ha meno di dieci anni. Nel 2024, l’associazione ha fondato un centro estivo pensato per contribuire al bisogno di servizi per l’infanzia nella valle Subequana e allo stesso tempo creare opportunità di lavoro a livello locale. Collaboriamo con i comuni patrocinanti per ottenere sostegni economici per le famiglie e fare in modo che il servizio rimanga il più possibile accessibile. In parallelo, facciamo in modo che gli educatori del centro estivo ricevano una retribuzione adeguata al lavoro di qualità che offrono.\nGagliano Aterno diventa così una sorta di campus diffuso per l\u0026rsquo;estate, dove i bambini possono esplorare ambienti e fare esperienze diverse. La base si trova nel parco giochi protetto dalle macchine nel centro del paese e nel vicino ex convento di Santa Chiara, dove le antiche stanze delle clarisse sono state trasformate in spazi dedicati alle attività del centro estivo.\nI partecipanti fanno spesso visita alla Libreria Simon Tanner, un’associazione in paese con una ricca collezione di libri rari e usati e un accogliente giardino ombreggiato da alberi da frutto. Ogni settimana visitano anche il forno del paese, dove preparano pizze e dolci utilizzando un forno a legna e ingredienti coltivati localmente.\nVanno anche alla parete di arrampicata, accompagnati da istruttori esperti che insegnano le tecniche corrette e garantiscono un ambiente sicuro. Esplorano la natura che circonda il paese, raccogliendo erbe spontanee e frutti selvatici, come la menta per preparare il tè al sole o le more per fare la marmellata.\nMolte attività sono dedicate all’espressione artistica a all’uso di materiali naturali e di recupero per dipingere, disegnare e costruire. I bambini imparano anche abilità artigianali, come la tessitura e l’uso della macchina da cucire.\nIl nostro obiettivo è che sentano che Gagliano, per quanto possa essere spopolato e silenzioso, è un posto divertente e bello in cui vivere o passare del tempo, capace di offrire opportunità per scoprire passioni, sviluppare competenze e costruire amicizie.\n","date":"13 marzo 2026","externalUrl":null,"permalink":"/projects/centro-estivo/","section":"Progetti","summary":"","title":"Centro Estivo","type":"projects"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/authors/","section":"Authors","summary":"","title":"Authors","type":"authors"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/categories/","section":"Categories","summary":"","title":"Categories","type":"categories"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/series/","section":"Series","summary":"","title":"Series","type":"series"},{"content":"","externalUrl":null,"permalink":"/tags/","section":"Tags","summary":"","title":"Tags","type":"tags"}]